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Ombre dei vivi e dei morti di Lucio Besana – Recensione

By on 10 Gennaio 2024 0 118 Views
Ombre dei vivi e dei morti – Lucio Besana (Zona 42)

A chiudere l’anno editoriale 2023 di Zona 42 è stato Ombre dei vivi e dei morti di Lucio Besana, romanzo breve curato da Luigi Musolino uscito nella collana 42 Nodi.

Nella Valle di cose strane ne sono sempre capitate, la gente sparisce nel nulla e talvolta qualcuno, sui monti, ha visto le Ombre. Le Ombre, entità che vivono in quelle terre dispensando miracoli o sciagure, che dopo la costruzione della centrale sono diventate sempre più ostili. Di generazione in generazione, di Storia in Storia, seguiamo la vicenda di una famiglia della Valle e con essa dell’intera comunità, attraversata dai grandi cambiamenti portati dal progresso industriale.

“Niente se ne va davvero dalla Valle”

Nessun nome, nessuna coordinata geografica: Ombre dei vivi e dei morti fluttua nella dimensione favolistica di una leggenda popolare, di una storia raccontata dai nonni intorno al fuoco, una storia che nella sua indeterminatezza parla a chiunque di qualunque luogo.

Perché i temi di cui si tratta sono universali: paure ataviche, legami familiari, il rapporto dell’uomo con la natura. Ed è in particolare su quest’ultimo che si pone l’attenzione: negli anni del dopoguerra, nella Valle è tempo di grandi cambiamenti, e gli uomini che fino a quel momento avevano conosciuto solo la vita da pastori sono improvvisamente diventati minatori, finendo a lavorare alla costruzione della diga e della centrale. Con l’arrivo del progresso e delle nuove tecnologie qualcosa si rompe nel delicato equilibrio fra gli abitanti della Valle e le Ombre, esseri indefiniti e antichissimi della cui esistenza nessuno del posto ha mai dubitato.

Tutti in paese li hanno visti e hanno una Storia da raccontare. Storia con la “S” maiuscola, perché non si tratta di semplici fantasticherie o di aneddoti da raccontare ai bambini per spaventarli, ma di reali frammenti di vita a Valle, testimonianze indispensabili che, nel loro intrecciarsi e sovrapporsi generazione dopo generazione, compongono la caleidoscopica visione di un mondo “altro”, un mondo remoto e insondabile che compenetra quello della gente semplice del posto.

È attraverso queste Storie che conosciamo la famiglia del protagonista che vive nella Valle da sempre. Una generazione dopo l’altra, le voci del nonno, del padre, della zia, del fratello, dipingono un’Italia rurale ancora legata a tradizioni e credenze locali, disorientata di fronte all’inarrestabile avanzare della modernità e della tecnologia, i nuovi Dei che cercano di sradicare quelli antichi.

La montagna è “bugiarda”, a volte dà e a volte prende, e allo stesso modo le Ombre, né buone né cattive, entità che esistono da sempre mosse da forze inconoscibili.

“La roccia era diversa. Il colore era strano e a toccarla lasciava un residuo in mano, come una muffa. Quando parlavi, l’eco che ti rispondeva non parlava la tua lingua.”

Nel centinaio di pagine di questa novella, fra i pascoli di un verde accecante e le insalubri condutture della centrale dove il buio nasconde orrori senza tempo, Besana ci conduce fra i cambiamenti, talvolta traumatici, di un’Italia in via di sviluppo, e lo fa con apprezzabile accuratezza storica fornendo anche interessanti scorci dalla vita mineraria degli anni 40 e 50.

Lo stile dell’autore è asciutto e calibrato, forse anche troppo pulito considerando la materia di cui si parla: salvo curiose espressioni come “Non voglio morire in giro come fanno le rondini”, tendenzialmente non abbiamo percepito la natura “popolare” del narratore, ogni generazione sembra quasi parlare alla stessa maniera, e se da un lato la natura universale della novella giustifica la scelta stilistica, si ha talvolta un’eccessiva percezione di freddezza e innaturalezza che si sarebbe forse potuta evitare con una connotazione più folk dei protagonisti.

La Valle è un microcosmo che può essere compreso solo da chi ci è nato, e da cui è difficile allontanarsi. Il protagonista ha lasciato giovane la Valle per studiare in città, si è costruito una vita fuori da lì, ma c’è ancora qualcosa che lo tiene legato a quelle terre, un cordone ombelicale che non è mai stato realmente reciso.

Ombre dei vivi e dei morti è un folk horror sottilmente inquietante pervaso da un latente senso di malinconia, una sensazione di perdita inesorabile. Perdita della propria famiglia, delle proprie radici, di quella consapevolezza di mondi e cose antiche che muore pian piano dopo essere stata tramandata di padre in figlio. Un’inesorabile marcia verso un futuro in cui non c’è spazio per mondi “altri”, un futuro più ordinato e razionale privo delle Ombre ma anche del segreto conforto che queste riuscivano a donare.

Per l’acquisto: Ombre dei vivi e dei morti

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