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Lisa Frankenstein – La recensione della horror-comedy di Zelda Williams

By on 10 Giugno 2024 0 36 Views

Recensione di Lisa Frankenstein, la horror-comedy del 2024 diretta Zelda Williams, distribuita in DVD in Italia da Plaion Pictures.

Recensione di Lisa Frankenstein

Let’s build a house of fire, baby, not one of wood or stone.

“House of Fire”, Alice Cooper

Trama

Lisa è un’adolescente che proprio non riesce a trovare il suo posto nel mondo: a scuola è quella “strana” che viene emarginata dai coetanei, ma anche a casa la situazione non è delle migliori, dal momento che la matrigna arpia fa il possibile per renderle la vita ancora più difficile.

Il suo unico conforto è il piccolo cimitero abbondonato nel quale si rifugia, dove si affeziona all’antica lapide di un ragazzo scomparso prematuramente, un certo Frankenstein, sepolto “non sposato”. Quando un fulmine colpisce la tomba centenaria, il cadavere di Frankenstein si risveglia… 

Recensione di Lisa Frankenstein

Recensione di Lisa Frankenstein

Recensione di Lisa Frankenstein

Nel pieno dell’onda revival anni ’80 esce Lisa Frankenstein, opera prima di Zelda Williams, figlia del celebre attore Robin Williams.

Ci troviamo difronte a una commedia dai toni leggeri destinata a un pubblico chiaramente adolescenziale, che mescola elementi dell’opera immortale di Mary Shelley a ironia e scanzonato romanticismo.

Lisa è una ragazza affamata d’amore. Non solo amore, a dire il vero, vista la sua urgenza di perdere la verginità. Però anche il sesso è qualcosa che la ragazza considera strettamente legato alla sfera romantica e cerca disperatamente qualcuno che la ami con il quale possa unirsi.

Interpretata dalla 27enne Kathryn Newton (Freaky, Abigail), Lisa è la classica adolescente strana che fatica a farsi accettare e che vive nell’ombra della sorella popolare, che è l’unica in fin dei conti a volerle bene ma che è troppo superficiale e ottusa per poterle dare realmente supporto.

La creatura che non ti aspetti

Le cose cambiano all’arrivo della marcescente creatura, un ragazzo morto da decenni che si è innamorato di Lisa, la quale faceva spesso compagnia alla sua lapide.

Sotto al trucco della creatura si nasconde l’attore Cole Sprouse, ricordato dagli ex-bambini della Disney Channel generation per la parte di “Cody” nella serie Zack e Cody al Grand Hotel.

Da segnalare che anche il fratello gemello Dylan ha avuto un imprevisto excursus nell’horror, non come attore ma come sceneggiatore di fumetto: nel 2020 il suo Sun Eater, una storia di licantropi che si riallaccia al folklore norreno, è approdato sulla rivista americana Heavy Metal ed è arrivato in Italia in un volume cartonato curato da Daniele Brolli per l’editore Sprea Comics.

I buoni prosthetic effects e make-up danno alla creatura un aspetto putrido e disgustoso che si fa progressivamente più umano, man mano che il mostro si sottopone a sedute di elettroshock.

Retromania

Adorabile la soluzione del lettino abbronzate che dà la scossa, la versione del tavolo operatorio del dottor Frankenstein più squisitamente anni ’80 che si sia mai vista.

L’ambientazione anni ’80 e l’effetto nostalgia sono elementi usati e abusati nell’ultimo periodo, e Lisa Frankenstein non è immune a questa piacevole epidemia che non accenna ad arrestarsi.

Da notare che il padre di Lisa, l’attore Joe Chrest, interpreta un ruolo esattamente identico in Stranger Things, la serie “colpevole” della follia anni ’80 dilagante, dove lo troviamo come padre di Mike.

La matrigna di Lisa invece è Carla Gugino (Il gioco di Gerald, La caduta dalla casa Usher, Hill House), che riesce a rendere il suo personaggio il più perfido e fastidioso possibile.

Lisa Frankenstein non è solo un film ambientato negli anni ’80, VIVE in quel decennio, per come sono marcati certi stilemi estetici e narrativi e per l’ingenuità e spontaneità generale che permea la storia, nella quale non è permesso farsi troppe domande.

Dalle sequenze musicali in cui il mostro si prova vestiti buffi, ai rimandi allo slasher (la morte della madre di Lisa), per arrivare alle dinamiche familiari con la madre vanitosa e arpia e il padre smidollato suo succube: tutto rimanda a un tipo di immaginario tipico del periodo, non manca nulla.

La fotografia e la costruzione dei set rimarca in maniera esasperata la cosa, imbastendo un “mondo anni 80” da spot televisivo, una casa delle bambole dove i colori pastello e le luci effetto neon anti realistiche la fanno da padrone.

In questo ambiente vagamente surreale la povera Lisa, con il suo amore per la poesia e il suo spirito romantico, è ancora più fuori posto.

Recensione di Lisa Frankenstein

Omicidi e romanticismo

Sarà la Creatura ad aiutarla a essere sé stessa: da quel momento in avanti Lisa darà sfoggio ad un carosello di vestitini gotici, gonne di pelle e guantini traforati, in un’apprezzabile svolta dark e gothabilly.

La componente horror è rappresentata non solo dai riferimenti a Frankenstein, ma anche dagli omicidi perpetrati dalla creatura, protettiva e gelosa nei confronti di Lisa. Il sangue in realtà latita e le scene migliori sono fuori campo, ma ne ricordiamo una in particolare che risulta nonostante tutto piuttosto efficace: il pene mozzato che compie a mezz’aria un suggestivo arco parabolico. Il membro non viene realmente mostrato ma lo spettatore può seguirne il movimento osservando l’ombra sul muro, una soluzione, bisogna ammetterlo, davvero intelligente.

Il bizzarro ma dolce rapporto che Lisa instaura con la creatura, goffa e incapace di parlare, restituisce vibes che potrebbero ricordare Warm Bodies o, in piccolo, Edward mani forbice, con l’aggiunta di una componente erotica suggerita ma mai realmente portata sullo schermo.

Lisa Frankenstein dà infatti l’impressione di avere il freno a mano tirato, sia per quanto riguarda il sangue che per il sesso, un “vorrei ma non posso” in favore di un rating PG-13 che al film sembra stare stretto.

Target incerto

Visti i momenti piacevolmente grotteschi, dalle evirazioni alle scene col vibratore fino ai vermi vomitati nella zuppa, un pizzico di splatter e trash in più avrebbero sicuramente dato carattere all’opera, che non prende mai una direzione decisa: troppo leggero per gli adulti ma troppo allusivo e depressivo per i ragazzini più giovani.

Anche il personaggio di Lisa è tratteggiato in maniera poco incisiva per non dire superficiale: sappiamo che è “alternativa” perché solitaria e amante della poesia, ma niente di più, se non forse che apprezza il cinema visti i poster classici appesi nella sua stanza.

Peccato perché Lisa Frankenstein, con i suoi protagonisti bizzarri e il suo universo pastel goth, aveva davvero le carte in regola per diventare un piccolo gioiello del teen horror. Magari verrà rivalutato fra 10 anni dalle nuove generazioni di adolescenti, come sta succedendo ora con Jennifer’s Body, con cui Lisa Frankenstein condivide la sceneggiatrice, Diablo Cody.

Recensione di Lisa Frankenstein – Conclusioni

Nel complesso ci troviamo di fronte a una commedia horror esteticamente ben confezionata, che mostra i suoi limiti nella scrittura ma che risulta comunque divertente e frizzate, persino fresca nonostante le inflazionatissime tematiche, piacevolmente citazionista e con personaggi strampalati ai quali ci si affeziona.

Stupisce, nella leggerezza generale dell’opera, un finale così inaspettatamente amaro e malinconico: per quanto ci si sforzi di trovare un posto nel mondo, a volte il mondo proprio non è un posto per noi, a volte l’unico luogo felice è la casa di fuoco fatta di amore, di poesia e di libertà, in cui ci si rifugia quando finalmente ci si arrende.

Mary dear, come to me soon,

I am not well whilst thou art far

“To Mary”, Percy Bysshe Shelley

Per l’acquisto: Lisa Frankenstein

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