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La croce dalle sette pietre – Recensione del cult di Marco Antonio Andolfi

By on 21 Dicembre 2022 0 74 Views

La croce dalle sette pietre, la famigerata e delirante opera di Marco Antonio Andolfi, arriva in Blu-ray grazie a TetroVideo in un’edizione titanica e definitiva.

Trama

Marco arriva a Napoli per far visita alla cugina Carmela. Appena giunto in città, viene scippato da alcuni delinquenti in motorino che gli strappano dal collo la croce che indossava. Non si trattava di un semplice gioiello: infatti la croce tempestata di pietre è un prezioso amuleto indispensabile a Marco per tenere sotto controllo la maledizione che lo affligge fin da bambino. Senza il gioiello al collo, Marco si trasforma in licantropo ogni giorno passata la mezzanotte. Inizierà dunque la disperata ricerca della croce, che sfortunatamente è finita nelle mani della camorra…

La croce dalle sette pietre (Marco Antonio Andolfi), edizione TetroVideo

True Story

Marco Antonio Andolfi si è letteralmente fatto in quattro per il suo film. Non è solo regista ma anche sceneggiatore, attore, doppiatore di 7 dei personaggi, interprete di due personaggi secondari, stuntman, e come se non bastasse si è occupato pure del montaggio e degli effetti speciali.

Il film è tratto da una drammatica storia vera, ovvero un traumatico episodio di scippo di cui Andolfi fu purtroppo vittima a Napoli. Come a voler esorcizzare l’esperienza, Andolfi scrive il soggetto partendo proprio da questo aneddoto, dandogli così una connotazione quasi autobiografica.

Il protagonista da lui interpretato si chiama infatti Marco, mentre Andolfi, per il suo ruolo da attore, scelse lo pseudonimo di Eddy Endolf, per evitare che i distributori capissero che regista e protagonista erano la stessa persona e non prendessero sul serio la pellicola.

Trovata a dir poco geniale, chi mai potrebbe intuire che dietro Eddy Endolf si nasconde proprio Marco Andolfi?

La croce dalle sette pietre (Marco Antonio Andolfi), edizione TetroVideo

Pilastro del cinema trash

La croce dalle sette pietre, anche noto con l’ancora più suggestivo titolo “L’uomo lupo contro la camorra“, è la leggendaria opera prima di Marco Antonio Andolfi, film finanziato dal Ministero dei Beni Culturali e uscito nel 1987 in sole due sale siciliane.

Il film è diventato con gli anni un punto di riferimento per i cinebruttari di tutto il paese, universalmente conosciuto per essere fra le perle trash più clamorose uscite su territorio italiano.

Definirlo semplicemente trash è a nostro avviso riduttivo per un’opera di questa portata, e anche fuorviante, dal momento che non ha nulla a che fare con film ritenuti “trash” dello stesso periodo, come Il Bosco 1 o Troll 2.

L’uomo lupo contro la camorra è una creatura a sé, qualcosa che sfugge ad ogni classificazione.

“Ha vari generi, non è stato fatto a posta” (cit. Marco Antonio Andolfi)

La croce dalle sette pietre è un film unico nel suo genere, anche se quale sia il suo genere non è proprio chiarissimo, trattandosi di uno strampalato mix di elementi mal assortiti: si va dal classico horror licantropico al mafiamovie, passando per erotismo, commedia, esoterismo e sadomasochismo.

C’è l’uomo lupo, c’è la camorra, c’è la magia, manca solo Gesù Cristo. Ah, no… c’è anche lui!

Licantropia e circoli sado

Per parlare di un film come La croce dalle sette pietre bisogna fare tabula rasa da qualunque infrastruttura mentale. Come si giudica un film che non ha ne simili né precedenti?

Certo, lo si può analizzare in maniera canonica, parlando dei suoi oggettivi, mostruosi difetti, a partire dal make-up di Marco-licantropo e dalle sue demenziali apparizioni.

Sfido chiunque a trovare un trucco da uomo lupo peggiore di questo,  talmente brutto che a stento credi ai tuoi occhi: con una sorta di parruccone calato sugli occhi, il licantropo se ne va in giro completamente nudo e perfettamente depilato, fatta eccezione per un cespuglietto di pelo sull’inguine (!) e sulle mani. Un’immagine, siete avvertiti, che non dimenticherete mai più nella vita (vidi per la prima volta il film a quindici anni e sono abbastanza sicura che mi abbia bloccato la crescita).

La croce dalle sette pietre (Marco Antonio Andolfi), edizione TetroVideo

Le imbarazzanti transizioni attraverso cui viene applicato il pelo sul volto di Marco sono talmente povere e dilatate da far sembrare L’Uomo Lupo di Waggner, uscito 50 anni prima, un film all’avanguardia, per non parlare del fatto che i vestiti ricompaiono inspiegabilmente sul corpo nudo di Marco come per magia, una volta tornato umano.

Marco Andolfi sfoggia con orgoglio il suo fisico da competizione e se ne va a chiappe nude in giro per il set, ciondolando con le braccia tese in avanti come una sorta di mostro Frankenstein.

In tutto ciò, il licantropo non si limita ad aggredire fisicamente le prede come siete portati a pensare: riesce anche a sciogliere le sue vittime con la forza del pensiero, così, senza motivo, sequenze che, bisogna riconoscerlo, non sono per nulla male. Risulta in effetti inspiegabile il divario nella qualità dei make-up, e si passa dall’inguardabile uomo lupo glabro a momenti melting quanto meno interessanti, come lo è la scena in cui la madre di Marco soccombe al potere del demone Aborym.

Parlando di quest’ultimo, anch’esso di aspetto decisamente comico, scopriamo essere la causa della maledizione del protagonista, evocato durante un rito sado-satanico. I siparietti orgiastici a base di frustini e gente che si dimena goffamente oscillano fra l’esilarante e il pietoso, soprattutto considerando che il maestro della cerimonia è Gordon Mitchell nel ruolo più inspiegabile della sua carriera.

Le sequenze erotiche non sono finite qui: bisogna infatti segnalare un’altra scena completamente random che non passerà inosservata, quella in cui Marco copula con la cartomante ninfomane.

Andolfi dichiara che in queste scena aveva lasciato campo libero al cameraman, che precedentemente aveva lavora su set pornografici. Fu poi costretto a tagliare la maggior parte del girato perché troppo hardcore, ma anche così la scena è talmente spinta da lasciare abbastanza interdetti.

Una serie di situazioni e personaggi si susseguono senza logica per un’ora e mezza, fino al mistico, inenarrabile frame finale, chiusura semplicemente perfetta per un film che fa del trash involontario il suo cavallo di battaglia.

La croce dalle sette pietre (Marco Antonio Andolfi), edizione TetroVideo

Avventura, erotismo, inseguimenti, ma c’è molto altro in L’uomo lupo contro la camorra, che è persino una storia che parla di redenzione e dell’eterna lotta fra bene e male… Cosa desiderare di più?

La verità è che si tratta di una pellicola talmente folle da trascendere il concetto di bello o brutto, giusto o sbagliato. La croce dalle sette pietre è parte di una mitologia tutta sua, un film entrato nella leggenda proprio grazie alla totale insensatezza e povertà di quello che porta in scena.

Non è solo l’assurdità complessiva della storia a lasciare a bocca aperta, ma anche la serietà di intenti del regista. Sì perché si può intuire, anche ascoltando e leggendo le testimonianze del regista, che la comicità dell’opera è prettamente involontaria.

“Ho fatto un grande errore… Anche i registi hanno i loro difetti” (cit. Marco Antonio Andolfi).

Nella surreale intervista telefonica presente fra gli extra dell’edizione TetroVideo, Andolfi ammette per esempio di aver compiuto un errore ai tempi delle riprese.

L’errore in questione è un’ingenuità di casting: a suo avviso la compagna del protagonista era troppo avanti con l’età, e non è credibile che una donna adulta si lasci sedurre così facilmente lasciando tutto per seguire il suo amato. Una vera sfortuna, perché senza questo tragico errore il film sarebbe stato, per il resto, inattaccabile (?).

Oltretutto l’attrice in questione, la meravigliosa Annie Belle, viene vestita come la zia zitella sessantenne e quindi nemmeno un briciolo della sua carica erotica riesce ad essere minimamente valorizzato.

Edizione TetroVideo

Dopo anni di scadenti bootleg, TetroVideo entra a gamba tesa nelle case dei trash collector con l’edizione definitiva del capolavoro di Andolfi, realizzata in collaborazione con Cinecittà e InGenere Cinema che ne cura il ricco comparto di contenuti speciali.

Per la prima volta La croce dalle sette pietre arriva in Blu-ray, realizzata da una scansione in 4K del negativo 35 mm, in edizione standard ed edizione mediabook con un booklet di 20 pagine contenente locandine, fotobuste e immagini di scena.

Fra gli extra trovate tutto quello che esiste sull’universo andolfiano.

Talisman: Si tratta di un rimontaggio del film originale, realizzato anni dopo per il mercato asiatico. In questo rimontaggio il male che pervade il protagonista non è più individuale, bensì si allarga fino a colpire e devastare l’intero continente Africano. Andolfi utilizza scene di stock e di telegiornali per rappresentare l’Africa e gli scontri armati, ed è così possibile vedere cadaveri reali, come niente fosse, fra un “Aboryyym!!” e l’altro. Avanguardia pura.

Riecco Aborym: Mediometraggio del 2007 che si pone come sequel ideale di La croce dalle sette pietre. Per Eddy, sempre interpretato da Marco Antonio Andolfi, gli anni sono passati ma non per questo sembra diminuito il suo successo con il gentil sesso, a giudicare dalla compagna 30 anni più giovane con cui divide il letto. Purtroppo per Eddy il pericolo è sempre in agguato: questa volta non dovrà vedersela con la Camorra bensì con le insidie delle malafemmine senza più valori e che pensano solo al “dinaro e al potere”, e che rappresentano ormai la maggioranza delle donne al giorno d’oggi (fonte: intervista ad Andolfi del 2008). Tutte le scene di “trasformazione” sono riciclate dal film storico.

– Versione super VHS del film

– Scene eliminate, Trailer, Backstage, Commento audio e molto altro.

(S)Cult imperdibile

Vedere un film come L’uomo lupo contro la camorra e ascoltare le parole del suo regista è un po’ come lasciarsi trascinare in una dimensione a sé, dove l’ordine naturale delle cose è sovvertito e il caos più esilarante regna sovrano.

A nostro parere è propria la sua genuina follia e sregolatezza ad essere un trascinate punto di forza dell’opera, esempio di un modo di fare cinema completamente libero in grado di partorire, nel bene e nel mano, perle di irripetibile anarchia.

Un sentito ringraziamento a TetroVideo per aver portato nelle case di noi collezionisti quest’opera monumentale, contribuendo a preservarla, ricordarla e a riscoprirla.

Nel 2022 non se ne vedono più di uomini lupo contro la camorra, e a noi dispiace molto. Lunga a vita ad Aborym.

Per l’acquisto:

Edizione Blu-ray standard

Edizione Limited Mediabook

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