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Recensione Train to Busan: dal 2 settembre al cinema in 4K

By on 30 Agosto 2026 0 5 Views

Per la prima volta al cinema in Italia, l’acclamato horror sud coreano Train To Busan, distribuito nei cinema in un’imperdibile versione 4K a partire dal 2 settembre grazie a BIM Distribuzione e Tucker Film.

Train to Busan al cinema

Il film di zombie più apprezzato degli ultimi 15 anni nonché il titolo ad aver portato nuova linfa ad un genere che periodicamente sembra destinato a estinguersi per mancanza di idee: Train to Busan, di Yeon Sang-ho, è uno dei film horror più influenti del decennio.

Presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes nella sezione Midnight Screenings, ha collezionato premi e candidature in oltre cinquanta festival internazionali. Nonostante gli ottimi riscontri raccolti all’epoca da pubblico e critica è una pellicola che avrebbe sicuramente meritato di più in termini di visibilità, giunta da noi soltanto per il mercato home video (con Midnight Factory) e tramite passaggi TV (Rai4 che lo mandava in onda in prima visione).

Ed è quindi con grande piacere che possiamo per la prima volta gustarcelo in sala anche in Italia grazie a BIM Distribuzione e Tucker Film, rimasterizzato in 4K.

Train to Busan: Sinossi

La storia segue Seok-wu, manager finanziario, spietato e di successo sul lavoro ma un disastro nella vita familiare: la moglie ha chiesto il divorzio e la figlia si sente invisibile e dimenticata. Per cercare di riscattarsi agli occhi della bambina, acconsente ad accompagnarla dalla madre per il suo compleanno, e insieme prendono il treno per Busan. Ma un’infezione incontrollata si sta diffondendo in città e fra i vagoni si scatena il panico quando una donna malata inizia ad aggredire i passeggeri…

Dallo zombie classico a quello sul treno

La figura dello zombie moderno nasce formalmente nel lontano 1968 con L’alba dei morti viventi di George Romero, dove è chiara da subito la valenza simbolica del morto vivente, attraverso il quale il regista offriva un’inedita riflessione di carattere sociale e politico.

Che siano cadaveri rianimati o infetti, i migliori film che vedono protagonisti gli zombie hanno una spiccata componente drammatica e la capacità di mostrare senza filtri gli aspetti più cupi del mondo in cui viviamo.

Train to Busan non fa eccezione: si tratta infatti di una storia di riscatto e crescita, in cui il protagonista ritroverà la sua dimensione umana solo dopo essere costretto a confrontarsi coi mostri.

L’umanità oltre l’orrore

L’uomo è il classico squalo della finanza, pronto a fare fuori chiunque gli sia di peso ed abituato a pensare solo a sé stesso. Sul treno in corsa, circondato da persone comuni disperate ma spesso compatte di fronte all’emergenza, si ritrova a mettere in dubbio la propria (a)moralità, finendo per abbandonare l’egoismo al quale era addestrato per aiutare e collaborare.

Alla stessa maniera, durante il viaggio infermale, Seok-wu riesce a riallacciare il rapporto disastrato con la figlia, di cui pensava di aver perso stima e fiducia, che invece per la prima volta sente di avere un padre preoccupato per lei.

La costruzione dei personaggi, anche di quelli secondari, e dei loro rapporti, è sempre credibile ed estremamente umana, cosa che porta lo spettatore ad empatizzare con ciascuno di loro, seguendoli nei rispettivi percorsi di crescita ed evoluzione. E quando inevitabilmente qualcuno di loro finisce in pasto agli zombie, è impossibile non commuoversi almeno un po’.

Come in molte produzioni sud-coreane, anche in Train to Busan è decisamente marcata la componente drammatica: dai diversi momenti strappalacrime di cui è disseminato il film, fino al climax finale in cui si consuma l’apice della tragedia, sequenze supportate dalle ottime performance attoriali dell’intero cast principale.

Protagonista l’attore Gong Yoo, noto al pubblico internazionale per il ruolo del reclutatore nella serie Netflix “Squid Game”, nel cast insieme a Don Lee, star del cinema coreano e volto del Marvel Cinematic Universe nel cinecomic Eternals.

Tra horror, drama e azione

Train to Busan però non è solamente un drama-horror: la sua forza sta nell’essere stato in grado di toccare diversi generi mantenendo un suo equilibrio ed una sua originalità.

Il film di Yeon Sang-ho è infatti senza dubbio un horror che funziona, uno zombie movie adrenalinico con scene estremamente concitate ed altre in cui la tensione ti fa trattenere il fiato.

Ciò che abbiamo capito da film come Rec è che il binomio zombie/claustrofobia funziona alla grande, ma nessuno mai aveva avuto l’intuizione di piazzare gli infetti su di un treno in corsa: il risultato sono sequenze angoscianti ma anche decisamente originali, in cui i personaggi devono ingegnarsi per capire come attraversare vagoni pieni di creature fameliche senza ovviamente poter scendere.

L’inarrestabile orda

Ci troviamo in realtà molto lontani dagli zombie di Romero: sono infetti corridori, inarrestabili, scatenati, quelli che infestano la pellicola, più vicini a 28 giorni dopo o World War Z.

Nonostante il genere zombie sia ormai ampiamente inflazionato, va notato quanto in Train to Busan fosse centrale la volontà di caratterizzare gli infetti in maniera inedita, cosa certo non facile.

È quindi molto apprezzabile quanto gli zombie del film siano così riconoscibili, ottimamente caratterizzati sia a livello estetico che comportamentale. Sono animali privi di qualsiasi logica o raziocinio, che si muovono come un’onda, sospinti da quelli dietro di loro, un’orda inarrestabile che corre, si lancia, straborda, individui dagli inquietantissimi movimenti scattosi e dinoccolati, come persone dagli arti spezzati.

Per ottenere l’effetto “movimenti rompi ossa”, per i ruoli degli zombi sono stati ingaggiati ballerini e contorsionisti, addestrati per riprodurre con braccia e gambe angoli innaturali e per muoversi come seguendo una danza folle. Il risultato è un’orda zombie spaventosa e a suo modo originale.

Recensione di Train to Busan: conclusioni

Train to Busan riesce nell’impresa non scontata di rinnovare il filone zombesco senza rinunciare agli elementi che hanno caratterizzato il genere: azione, claustrofobia e dramma sono bilanciati con precisione in un film che riesce ad essere al tempo stesso spettacolare, terrificante e profondamente umano. Perché, nonostante il tema, al centro della storia non ci sono gli zombie, ma le persone. Persone che di fronte alla paura sono costrette a scegliere chi vogliono essere.

Un film horror sempre attuale ed efficace la cui corsa proseguirà ben oltre la fermata di Busan.

Ora al cinema in 4K.

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